sabato 12 febbraio 2011

COMPAGNIA DEGLI ERIDANI
associazioneTeatrale

Eridanòs è l'antico nome greco del Po, il fiume lucente scenografia mitica del II libro delle Metamorfosi di Ovidio. Eridanòs è il nome di una costellazione scoperta già in Grecia, la cui rappresentazione è il fiume di cui porta il nome. Le stelle della costellazione sono chiamate Eridani.
La Compagnia degli Eridani nasce nel 2006 da un progetto dell’attore-regista Umberto Fabi e del direttore artistico del Teatro Comunale di Casalmaggiore Giuseppe Romanetti finalizzato alla costituzione di un gruppo di attori che agisse sulla scena con la consapevolezza della tecnica e l’incoscienza della passione, in bilico tra la disciplina della forma e l’inafferrabilità dell’idea, per creare uno spazio dove l’uno attinge e dona nello stesso tempo all’altro.
Nel 2007 la Compagnia sperimenta il lavoro con la maschera in uno spettacolo ispirato all’Ubu Roi di Jarry e nei due anni successivi studia e mette in scena La Commedia degli Equivoci di Shakespeare (testo integrale), andando alla ricerca della consapevolezza del corpo, e quindi del corpo nello spazio.
Nel 2010 la Compagnia degli Eridani si costituisce come Associazione Teatrale aprendosi a una ricerca più vasta che abbraccia il teatro, la musica, il cinema, la pittura e infine gli studi filosofici e storici. Il gruppo si è arricchito così di artisti, attori, autori e ricercatori che vivono e si muovono fra Milano e Bologna, fra Parma e Padova, passando per varie città e paesi. L'Associazione vuole essere il luogo sempre aperto d’incontro, d’azione, di movimento di un gruppo di studio e sperimentazione comprendente linguaggi artistici d’espressione e rappresentazione del classico, del mitico, del comico e del poetico convertibili e convergenti in progetti a se stanti. Dedicandosi alla ricerca di una visibilità dell’immaginario, prediligendo il comico e la commedia, intrecciando diversi linguaggi e forme d’arte nell’unità dello spazio scenico, l’Associazione si propone di elevare ed affinare la ricerca filosofica e storica che in essi sorge e fiorisce.


coming soon

Come and Go
Eh Joe
Catastrophe
di Samuel Beckett
Spettacolo realizzato da Rick Cluchey e Charles Krance con la                               Compagnia degli Eridani

Una produzione Compagnia degli Eridani associazioneTeatrale


Regia e Disegno Luci
Umberto Fabi e Caterina Di Fazio
La regia segue le indicazioni di  Rick Cluchey e rimane fedele alla sua poetica

Con
Cristiano Boni
Cecilia Dealessi
Caterina Di Fazio
Francesca Di Fazio
Umberto Fabi
Andrea Scaglioni


Spettacolo in lingua originale e in italiano

Drammaturgia
Samuel Beckett


Traduzione
Caterina Di Fazio, Francesca Di Fazio, Beatrice Soriani




LCompagnia degli Eridani ha proseguito il lavoro cominciato durante il workshop con Rick Cluchey (co-fondatore della San Quentin Drama Workshop , regista, drammaturgo e attore, diretto da Beckett nella trilogia Waiting For Godot, Endgame, Krapp's Last Tape a partire dal 1975) al Teatro di Casalmaggiore, sui testi Come and Go ed Eh Joe di Samuel Beckett, e li porterà in scena, aggiungendo un terzo atto (Catastrophe) scelto dalla Compagnia insieme a Rick Cluchey e Charles Krance (assitente di Rick Cluchey ed ex Professore di Letteratura Inglese alla University of Chicago).

Rick Cluchey, Caterina Di Fazio, Francesca Di Fazio, Beatrice Soriani
Workshop al Teatro Comunale di Casalmaggiore





Atto I
Come and Go
di Samuel Beckett
Spettacolo realizzato da Rick Cluchey e Charles Krance con la                             Compagnia degli Eridani

Una produzione Compagnia degli Eridani associazioneTeatrale


Regia e Disegno Luci
Umberto Fabi
La regia segue le indicazioni di  Rick Cluchey e rimane fedele alla sua poetica

Con 
Flo: Beatrice Soriani
    Vi: Francesca Di Fazio
Ru: Caterina Di Fazio

Spettacolo in lingua originale

Tre sorelle su una panchina.
Stesso vestito, stesso cappello, stessi guanti. Sotto, gli anelli.
Immobili. Lentissimi i movimenti: una, due, tre volte. Vengono e vanno.
“But they’re not there”.[1]
“They come back in a spiritual form”.
Vengono e vanno allo stesso modo. Hanno ugual voce. Senza timbro, piatta, lunga.
“They don’t move and speak at the same time”.
“It’s the body that informs the voice”.
E allora l’unica domanda sarà quando la voce lo seguirà, senza mai precederlo, senza mai sovrapporsi. I corpi si muovono, solitari, soltanto nel silenzio.
“They’re floating”.
Fluttuano nel tempo, nell’eco del tempo. Immobili, si tingono di luce.
“Like a painting”.
In un lentissimo ritmo di danza, scompaiono nel buio.
Per poi tornare. E andare.
“The sense of time in this play is endless”.


Caterina Di Fazio, Francesca Di Fazio

[1] Questa e tutte le frasi a seguire in corsivo sono di Rick Cluchey.





Atto II
Eh Joe
di Samuel Beckett
Spettacolo realizzato da Rick Cluchey e Charles Krance con la                             Compagnia degli Eridani

Una produzione Compagnia degli Eridani associazioneTeatrale


Regia e Disegno Luci
 Caterina Di Fazio
La regia segue le indicazioni di  Rick Cluchey e rimane fedele alla sua poetica

Con
Joe: Umberto Fabi
Voice: Francesca Di Fazio

Traduzione
Francesca Di Fazio, Beatrice Soriani

Una voce. Invisibile.
Una voce che viene da molto tempo fa.
Una voce dietro la testa di Joe, nei suoi occhi.
“He doesn’t know when it comes”.
E come può un corpo rispondere a una voce?

Caterina Di Fazio, Francesca Di Fazio




Atto III
Catastrophe
di Samuel Beckett
Una produzione Compagnia degli Eridani associazioneTeatrale

Regia e Disegno Luci
Umberto Fabi e Caterina Di Fazio

Con
 Director: Andrea Scaglioni
Female Assistant: Francesca Di Fazio
Protagonist: Cristiano Boni
Luke: Caterina Di Fazio

Traduzione
Caterina Di Fazio, Francesca Di Fazio, Beatrice Soriani




coming soon

Il Servo d’Italia
Una produzione Compagnia degli Eridani associazioneTeatrale


Regia
Caterina Di Fazio

Drammaturgia
Giulia Pelone

Con
C: Andrea Scaglioni
Servo: Cristiano Boni

Musiche dal vivo
Valentina Sardella, clarinetto e sax contralto


Una commedia per un salotto e due servi: il tessitore della nostra storia (anni 1856-1859) ed il suo maggiordomo. Una commedia ispirata a fatti realmente accaduti: l’Unità d’Italia, forse un grande gioco affidato alle mani di pochi eletti, una questione da salotto, con intervallo alle terme. Un continuo equilibrio e riequilibrio diplomatico, un gioco internazionale di tante piccole pedine mosse da forze più grandi di loro.
Prendendo le mosse da alcuni episodi iniziali del processo unitario, si propone qui una breve pièce per due attori, prigionieri di un elegante salotto, che nel corso del tempo assumono l’uno l’aspetto di una statua, l’altro – il servo – le vesti del vero padrone del luogo e del tempo. Ed il tempo scorre sul palco scandito da un clarinetto.
Il Servo d’Italia mette in luce i lati in penombra di una storia che ci appartiene, concedendosi la libertà di giocare e di aprire nuovi spiragli in essa, immaginando la piccola storia segreta di ogni vita.

Caterina Di Fazio, Francesca Di Fazio, Giulia Pelone










Il Servo d’Italia
Cenni Storici

Il Servo d’Italia si propone di affrontare parte del processo unitario del nostro paese, ponendo come centro nevralgico la figura di Cavour quale principale tessitore dell’unità d’Italia.

Questa scelta segue la scia della storiografia ufficiale, partendo dai quattro punti nodali dell’azione diplomatica svolta dal Conte: la guerra di Crimea, il successivo Congresso di Parigi, i patti di Plombières e la capacità diplomatica di costringere l’Austria alla guerra.

I suddetti fatti riemergono in controluce sullo sfondo di un racconto che si propone di riassumerli, integrarli e a volte anche contraddirli, con la vita quotidiana di Cavour.

L’intera vicenda si svolge in un unico luogo: un immaginario salotto di “casa Cavour” abitato unicamente da due personaggi: Cavour e il suo Servo, e una presenza sullo sfondo, il Tempo - suonatrice di clarinetto.

L’inizio dello spettacolo vede Cavour di ritorno dal Congresso di Parigi, convocato nel 1856 al fine di ristabilire la pace dopo la guerra di Crimea, combattuta vittoriosamente da Impero Ottomano, Francia, Gran Bretagna e Regno di Sardegna contro la Russia. Cavour ci appare fortemente deluso, poiché tutto si è svolto nel peggiore dei modi. Egli è riuscito ad ottenere una sezione supplementare in cui discutere la situazione italiana, nell’ultimo periodo contraddistinta dalla minaccia insurrezionale repubblicana, ma senza giungere a nessuna conclusione pratica. Inoltre il basso numero di soldati caduti nell’unica battaglia vittoriosa non gli permette di avanzare alcuna rivendicazione territoriale. Le sue speranze tra l’altro erano già state deluse dallo sviluppo della guerra: egli aveva coinvolto il Piemonte in Crimea anche perché immaginava una discesa in campo dell’Austria a fianco della Russia, altra grande potenza cattolica, che però non avvenne.

Si continua quindi con una scena che riassume in modo giocoso il fitto intrigo diplomatico che Cavour tesse alle spalle dell’imperatore Napoleone III, per convincerlo ad appoggiare il Regno di Sardegna nella guerra contro l’Austria. Egli si serve di svariati personaggi (la Contessa di Castiglione, Costantino Nigra, ambasciatore italiano a Parigi, Felice Orsini, Francesco Arese) per far pressione su Napoleone III, facendo leva su amicizia, stima, desiderio, paura di un altro attentato contro la sua persona.

Tanto lavoro sembra portare infine i suoi frutti, in occasione del colloquio segreto che avviene tra Napoleone III e Cavour nella località termale di Plombières. Qui troviamo i due strateghi nell’atto di percorrere dall’alto al basso la penisola italiana, intenti a cercare una causa qualunque per provocare un attacco dell’Austria, poiché la guerra doveva essere di natura difensiva e non offensiva. Poi i due uomini di stato si immaginano a tavolino la spartizione della penisola italiana, delineando un progetto che però alla fine non verrà realizzato completamente.
 
La scena successiva riassume vari fatti svoltisi tra febbraio e aprile 1859. Si apre con Cavour di ritorno da Parigi, dove ha cercato in tutti i modi di convincere Napoleone III a muovere guerra all’Austria, guerra che appare sempre più improbabile. Nel febbraio del 1859 il ministro degli esteri francese Walewski, supportato dagli ambienti cattolici, ai quali appartiene anche l’imperatrice Eugenia, si oppone alla guerra; così come il ministro degli esteri inglese, Malmesbury. Lo stesso Napoleone appare indeciso. Nel frattempo la situazione di Cavour diventa insostenibile di fronte all’opinione pubblica piemontese e italiana, la quale aveva fatto affidamento su Cavour per costringere l’Austria alla guerra. In questo scenario, il 18 marzo, si inserisce la proposta russa di un congresso delle cinque grandi potenze sulla questione italiana. Vittorio Emanuele, convinto ormai del fallimento del piano di Cavour, lo attacca accusandolo di averlo costretto a usare sua figlia quindicenne Clotilde come merce di scambio, per ottenere l’adesione di Napoleone alla guerra contro l’Austria. Cavour quindi corre a Parigi e minaccia Napoleone III di rifugiarsi in America e di pubblicare la propria versione dei fatti, con i documenti in suo possesso. Scrivendo all’imperatore, Cavour afferma che "siamo persi senza ritorno", che il re sarebbe stato costretto ad abdicare, che i ministri, a cominciare da lui, sarebbero diventati oggetto della pubblica esecrazione, che su di lui ricadeva la responsabilità "dei disastri che minacciano il mio re e la mia patria".

Questi fatti portano Cavour a optare per il suicidio. Il 19 aprile 1859 lo troviamo intento a dettare al suo fedele servo una lettera-testamento diretta al nipote Ainardo. Quindi il conte si chiude nello studio del suo appartamento e inizia a distruggere carte e documenti.

Tutto sembra volgere al peggio, finché, coup de théâtre finale, il 23 aprile 1859 l’Austria lancia un ultimatum al Regno di Sardegna.

Lo spettacolo si conclude con questo quesito: perché scoppia la Seconda Guerra di Indipendenza? L’Austria è alle prese con una gravissima crisi finanziaria e con la rivolta dell’Ungheria. L’esborso di una cifra ingente per una campagna militare e l’apertura di un secondo fronte di guerra non possono essere di alcun suo interesse. Non può ottenere territori, poiché è impensabile che la Francia accetti la scomparsa dello Stato cuscinetto rappresentato dal Piemonte, né può sperare in risarcimenti in denaro a causa del precario stato delle finanze piemontesi. Perché una potenza di prima grandezza come l’Austria ha pregiudicato il suo già precario equilibrio invischiandosi in una guerra con un piccolo paese, nella quale non ha nulla da guadagnare?
La risposta si è forse persa per sempre nel fuoco del caminetto di casa Cavour.

Giulia Pelone