martedì 23 novembre 2010

coming soon

I Giardini di Peter
Favola per il bambino, l’uomo, il burattino
Liberamente ispirata a Peter Pan nei Giardini di Kensington di J. M. Barrie

Una produzione Compagnia degli Eridani associazioneTeatrale

Regia e Drammaturgia
Caterina Di Fazio

Con
Umberto Fabi e i suoi burattini

Musica dal Vivo
Serena Perini, flauto traverso

Dipinti
Caterina Di Fazio, Alessia Lusardi, Flavio Papini

È una bella favola, questa.
Una favola cantata in un baule, da cui fuoriescono teli bianchi, da cui sorgono nuvole.
E dalle nuvole, tele dipinte da mani d’artisti che con il loro tratto hanno ripercorso le linee delle originali illustrazioni del lontano 1906, quando uscì per la prima volta nelle anguste librerie londinesi il libro da cui questo spettacolo è tratto, Peter Pan nei giardini di Kensington, di J. M. Barrie.
Barrie aveva viaggiato molto, aveva esplorato molteplici mondi, e lo aveva fatto con la preziosa compagnia di un bambino. Barrie aveva il tappeto volante, e il bambino vi aveva posato sopra la magia per farlo sollevare. I loro pensieri volavano verso l’altrove, i loro gesti mutavano con il mutare dei luoghi esplorati, i loro occhi oltrepassavano la soglia di mondi fatati e i loro piedi lasciavano leggere tracce sui prati conosciuti dei giardini di Kensington.
Ora qualcun altro sta percorrendo quelle stesse, leggere tracce. Un nuovo narratore che sceglie il legno di un burattino per continuare a raccontare favole, per raccontarle a più bambini. E le tracce sono sempre aperte a tutti, a chi le sa cercare, a chi le può seguire: è la vecchia storia del bambino che è in ognuno di noi. Vecchia, sì. Ma quanto mai autentica e rinfrescante.
Assieme abiteremo lo stesso spazio di nuvole e immagini magiche illuminate dalla luce di una lanterna. Ad accompagnarci nel viaggio, allegri suoni di flauto.

Francesca Di Fazio

mercoledì 17 novembre 2010

giovedì 4 novembre 2010

coming soon

Abat-Jour
Commedia liberamente ispirata alla Tempesta di William Shakespeare


Una produzione Compagnia degli Eridani associazioneTeatrale

Regia e Drammaturgia
Caterina Di Fazio

Con
Prospero: Umberto Fabi
Ariele: Arianna Novelli
Bambino dell’Acqua: Giulia Pelone
Bambino dell’Aria: Tiziano Cervellera

Musiche dal vivo
Serena Perini, Flauto traverso
Fabrizio Longo, Violino moderno e barocco

Viaggiamo. Una tempesta. Non una vera tempesta. Una finzione. Un sogno di tempesta. Un’isola. Un baule ed un vecchio sgabello. Su di esso Prospero è posato, come una statua. L’isola è lo sgabello ed il baule. Un baule ricolmo di vestiti, ed uno spirito che ci dorme dentro: Ariele. Ariele si muove più libera dell’aria, e lotta con l’acqua, come il Boudu di Jean Renoir.
Guardiamo oltre l'isola, guardiamo la scena. È una stanza. Una stanza di una casa che sta per essere abbandonata. Il baule, lo sgabello. Un lenzuolo, forse una vela, a destra dell’isola. È steso su di una porta, nasconde il resto della scena. La porta. Ciò che resta di quella stanza che sta per essere lasciata, un relitto. Un secondo ed un terzo relitto, gli ultimi: una vecchia abat-jour accanto a Prospero ed un'altra più piccola, scettro dello Spirito dell’Aria. Due bambini le accendono. Sono i re dell’Immaginazione, degli altri mondi, mondi invisibili. I bambini accendono l’abat-jour di Prospero, passano il loro potere nelle sue mani. Prospero cambierà allora il corso del destino, potrà rivincere la sua vita servendosi del loro potere di mescolare sogno e realtà, di far emergere un doppio d'invisibile dal fondo del mare. Non con le sue mani, col proprio corpo, che resta sospeso in alto, ma servendosi di Ariele. Al suo comando lo spirito si avvicinerà alla porta, e parlerà, in un’immobilità assoluta, a interlocutori celati dalla vela-lenzuolo. Ma non oltrepasserà mai il confine, il confine segnato dalla vela, dalla porta: il regno dell’Invisibile. Sosterà sul limitare, rendendo visibili al pubblico le azioni che si svolgeranno in quel luogo coperto, non visto, invisibile. I bambini invece correranno sui confini: visibile e invisibile, sogno e realtà, platea e palco. Essi hanno il potere di allargare la realtà, di scoprire un altrove che è prolungamento del reale, di permettere l'abbraccio di visibile e invisibile.
Tutto si intreccia ed esiste contemporaneamente.
In teatro ci sono ora tre spazi. Uno: il pubblico, la platea – la realtà. Due: la parte sinistra della scena, la scena vera e propria, l’isola – il ponte. Tre: la parte destra della scena, la parte nascosta ed invisibile della scena, dietro la porta, dietro la vela-lenzuolo – la dimensione dell’invisibile. Quest’ultima è una sorta di quinta, ma è posta al centro del palco, mostrata e contemporaneamente sottratta all’occhio. In essa hanno origine tutte le azioni. Voi occupate il primo luogo. Gli attori del dramma occupano il secondo, il ponte.   Il terzo spazio è accessibile ai soli bambini, padroni di tutti e tre i luoghi.
Il nostro spettacolo ha come essenziale contenuto ed idea lo spazio. Tre luoghi metafisici divengono corpo, di nuovo tornano nella dimensione dell’immaginario e ancora si fanno presenti e così via, man mano che gli attori si muovono nello spazio costruendolo. Il trittico spaziale, e ancor più la sua terza parte, la zona non-visibile dietro la vela-lenzuolo, evoca in sé la dimensione dell’invisibile. L’invisibile del visibile. L’ombra bianca del visibile.
Questa zona dietro la porta è spazio davanti a noi, sul palco, ma al contempo rimane celata, coperta dal lenzuolo. Questo altrove è evocato dalla vela, ma come spazio sulla scena non esiste – non è visibilità. È presenza in assenza. Nella percezione dello spettatore si allarga, sboccia in prolungamenti nell’altrove dell’immaginazione, come il fuori campo rispetto al visibile dello schermo cinematografico. Eppure si fa realtà, diviene materiale, poiché Ariele vi si accosta e col corpo e con la voce ci annuncia, ci fa immaginare altri corpi nascosti dalla vela. Ed essi l'ascoltano, le parlano, si muovono, anche se non li udiamo, non li vediamo. La loro assenza ci è presente, i loro corpi sono là. Fuori vista.
La meta: visibilità dell’invisibile.
Dovremo ampliare il concetto di realtà.
L'ombra bianca sarà corpo.
Caterina Di Fazio